Il volto multietnico del lavoro agricolo in Italia

Il volto multietnico del lavoro agricolo in Italia

Da indagini recentemente svolte da Coldiretti, in occasione del rapporto Migrates 2019, è emerso in questi giorni un profilo nettamente multietnico dei lavoratori che, in Italia, si occupano del settore agricolo.

A contribuire al buon rendimento del comparto agroalimentare dello stivale contribuiscono, cioè, lavoratori provenienti da diverse parti del mondo, per un totale di circa 370 mila persone arrivate da circa 155 Paesi diversi e che si sono inseriti regolarmente, a livello occupazionale. Si tratta di circa un quarto della produzione nazionale.

La comunità più numerosa è quella rumena con 107.591 occupati, seguita dai marocchini con 35.013 e dagli indiani con 34.043; seguono poi gli albanesi (32.264), i senegalesi (14.165), i polacchi (13.134), i tunisini (13.106), i bulgari (11.261), i macedoni (10.428) e i pakistani (10.272).

Un ritratto decisamente multiculturale, dunque, che concorre a fornire linfa vitale al settore.

Naturalmente, accanto alla trasparenza di questi numeri, non bisogna dimenticare tutta quell'occupazione sotterranea, che si alimenta di sfruttamento, criminalità organizzata ed intolleranza e che, ancora troppo spesso balza alle cronache attraverso i ben noti episodi di caporalato. È questo il lato oscuro da combattere, a fronte di una realtà ben più numerosa fatta di lavoro, integrazione e legalità.

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